nei dintorni di Carignano
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Duomo di Carignano
(km 3) Il
Duomo di Carignano rovescia gli schemi fino ad allora seguiti in
architettura: chi entra dalla porta principale può vedere contemporaneamente
tutti gli altari; inoltre è ribaltata la scenografia barocca incentrata sulla
teatralità dell'altare maggiore: è il celebrante a percepire il peristilio
(il grande colonnato interno) come fondale di un teatro. http://parrocchie.diocesi.torino.it/parr237/pg002.html
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Santuario del Valinotto o chiesa della Visitazione (km 7,5) Tutti gli affreschi sono attribuiti a Pier Francesco
Guala così pure la pala dell' altare raffigurante la Visitazione, ora
sostituita da una copia, poiché, per motivi di sicurezza, l'originale è
custodito all'”Opera Pia Faccio e Frichieri “ di Carignano. E’
visitabile esclusivamente il sabato e la domenica nei seguenti orari: h.
10,30-12,00 e h. 14,30-17,00. Se la porta dell’edificio è chiusa, si
può suonare alla religiosa che cura la manutenzione della cappella
(campanello nella casa canonica). http://parrocchie.diocesi.torino.it/parr237/pg029.html
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Castello di Racconigi (km 22)
Antica roccaforte trasformata in castello dai marchesi di Saluzzo e passata
ai Savoia nel 1605. Il principe Emanuele Filiberto ne affidò i lavori di
ampliamento e trasformazione in villa signorile a Guarino Guarini nel 1676.
Del progetto guariniano venne realizzata la facciata verso il parco e il
padiglione centrale che chiude il cortile interno. www.ilcastellodiracconigi.it |
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Il Centro Cicogne di Racconigi (km 22) è
nato nel dicembre del 1985 con lo scopo di reintrodurre la Cicogna bianca in
Italia, grazie alla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) ed alla
collaborazione di un suo appassionato socio e ornitologo, Bruno Vaschetti. Al
progetto per la cicogna bianca è stato affiancato il "PROGETTO
ANATIDI", ideato per la conservazione e la protezione di molte specie di
anatre, oche e cigni, tra le quali alcune molto rare, come il Gobbo
rugginoso, la Moretta tabaccata, il Fistione turco e l' Anatra marmorizzata.
Inoltre dal 1995 il Centro LIPU è stato ampliato così che oggi occupa una
superficie complessiva pari a 6 ettari, dei quali 2 allagati a zona umida per
la sosta degli uccelli migratori. www.cicogneracconigi.it
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La Palazzina di Caccia di Stupinigi (km
21) fu iniziata nel 1729 verso la fine del regno di Vittorio Amedeo II su
progetto e con la supervisione di Filippo Juvarra e fu seguita durante il
regno dei suoi successori Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III. Nel corso
del tempo diversi architetti si avvicendarono alla costruzione della Real
fabbrica che diede vita ad un cantiere ininterrotto per tutto il XVIII
secolo. Oltre a Giovanni Tommaso Prunotto, già collaboratore di Juvarra,
furono attivi anche Ignazio Birago di Borgaro, Ludovico Bo, Ignazio Bertola e
Benedetto Alfieri. L'edificio nella sua disposizione architettonica a diversi
"bracci di fabbricato" collegati da gallerie, è diviso in vari
appartamenti di cui si sono conservate le denominazioni storiche. Esso occupa
una superficie di mq 31.050 ed i fabbricati adiacenti si estendono per altri
mq 14.289; il parco che lo circonda ha una estensione di mq 155.289 e le
aiuole esterne hanno una superficie di mq 3.800. La Palazzina è costituita da
137 camere e 17 gallerie. http://www.comune.torino.it/musei/pag/pacast.htm
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Carmagnola (km 11)
Intorno all'anno Mille, quando comparve per la prima volta nei documenti il
toponimo Carmagnola, la città rientrava ancora sotto la giurisdizione degli
Arduinici che governavano la marca torinese.
Dal 1200 fino alla metà del Cinquecento Carmagnola restò assoggettata
al dominio dei marchesi di Saluzzo, che sin dal primo momento apportarono
modifiche sostanziali alla struttura cittadina, edificandovi il castello,
racchiuso all'origine entro una cittadella fortificata, e cingendo lo stesso
abitato urbano con mura e fossati.
Nella prima metà del Cinquecento il marchesato di Saluzzo, preso in
mezzo alle guerre che videro opposti gli eserciti di Carlo V imperatore e re
di Spagna e di Francesco I re di Francia, insanguinato da lotte fratricide
interne e sempre più sottomesso ai francesi, conobbe una rapida
decadenza. Carmagnola restò alla
mercé di invasori e saccheggi: dapprima i lanzichenecchi di Carlo V, al tempo
della prima terribile pestilenza del 1522, poi truppe francesi, spagnole e
imperiali si alternarono nell'occupazione della città. Nel 1588 Carmagnola
passò nelle mani dei Savoia, quando Carlo Emanuele I l'assediò e la tolse ai
francesi, che se ne rimpadronirono però nel corso del Seicento, durante la
guerra civile tra Madamisti e Principisti. Mentre
le sue fortificazioni venivano demolite e con esse progressivamente scemava il
ruolo strategico-militare, Carmagnola poté dedicarsi a sviluppare la sua
vocazione agricola e commerciale, che le valse una notevole rinomanza in
campo economico, legata principalmente alla coltura e alla
commercializzazione della canapa e dei manufatti di tela e cordami, esportati
in grande quantità verso la Liguria e il sud della Francia. http://www.comune.carmagnola.to.it/VisitaGuidataCarmagnola.asp
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Itinerario del Po nel Carmagnolese E' bella questa pianura tranquilla in cui scorre lento il Po.
Le sue grandi anse segnano la campagna arata. Rada la vegetazione spontanea,
addossata alla sponda, pioppi, salici, acacie, arbusti di sambuco. Molte
strade la attraversano, ma sono quelle minori, in alcuni casi sterrate, molte
volte bordate da pioppi cipressini, che ci riservano incontri inaspettati.
Vecchi mulini ad acqua perfettamente conservati, ad esempio in borgo
Cornalese a Villastellone, in frazione Borgonuovo ad Osasio o in zona Gallè a
Cambiano. Dei molti di un tempo ne è rimasta traccia nei numerosi toponimi
che racchiudono le parole "mulini o molino". http://www.parks.it/parco.po.to/iti-carmagnolese.html |
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